Gente

Lavoro in un negozio di ottica all’interno di un centro commerciale. Sono seduta alla scrivania, circondata da due enormi pareti di vetro e guardo la gente passare di fronte a me; famiglie con bambini piccoli, anziani, coppiette che camminano mano nella mano. Una signora curiosa la vetrina e alzando lo sguardo verso di me accenna un sorriso. Mi ritrovo ad immaginare le loro vite, le loro storie, il loro modo di affrontare le giornate, lo shopping, la vita.

Il signore che vende salami nella bancarella di fronte al negozio socializza con mezzo mondo, parla, parla, sorride, gesticola, enfatizza ogni singolo gesto, parola per catturare l’attenzione su di se e i propri prodotti e mi chiedo come lui sia realmente nella vita. Gli piacerà questo lavoro? Sarà un uomo sposato? Felice? Avrà un scopo, una ragione nella sua vita?

E come è la vita di questa commessa seduta alla scrivania ?

Penso, immagino e aspetto…aspetto un cliente, aspetto la fine del turno, aspetto un messaggio, aspetto un cambiamento, aspetto una serata che non so cosa mi riserverà. Mi guardo e sorrido. Sono professionalmente vestita di nero, carnagione chiara, capelli neri, occhi verdissimi e notevolmente stanchi, labbra rosse…vi ricordo qualcuno? La gemella segreta di Morticia Adams vi dice nulla? E allora mi chiedo…cosa penserà la gente di me? Che idea si potrebbe fare?

Si dice che l’uomo sia un animale sociale ed è così ma credo anche che ognuno sia profondamente, intimamente, segretamente solo e per lo più sconosciuto perfino a se stesso. Io non mi conosco. Non mi riconosco più da un bel po’ di tempo ormai. Vivo giorno per giorno, reagisco in base alle mie emozioni e a sentimenti che in tutta franchezza so che non dovrei provare ma contrastare. Vivo, nella speranza di trovare quello che sto cercando…qualsiasi cosa esso sia.

Buona serata.

Non sono mai stata quella giusta.

Non sono mai stata quella giusta.

Perfino il primo giorno di scuola delle medie mi sono ritrovata nella classe sbagliata. Quelli che consideravo i miei nuovi compagni di scuola, entravano, mi guardavano strano, e si mettevano vicino alla finestra a chiacchierare tra loro come se si conoscessero già. Avrei dovuto capirlo da me che si, non erano estranei l’uno all’altro, facevano gruppo, mentre io me ne stavo in silenzio vicino al muro, al primo banco, a leggere un libro, aspettando che magari qualcuno si avvicinasse e mi chiedesse come mi chiamavo o se mi andava di stare con loro. Ovviamente nessuno lo fece. Poi venne una professoressa, mi guardò e mi disse: “Quanti anni hai?” E io risposi che ne avevo 11. “Non devi stare qui, questo non è il tuo posto. Guarda che hai sbagliato aula.” Quel giorno avevo semplicemente sbagliato aula, a volte invece, mi sento di aver sbagliato vita. Di aver sbagliato ad essere come sono. Non sono mai stata quella giusta. Come quella volta che durante la ricezione di una palla, anziché effettuare un bagher e portarla dell’altra parte della rete, feci una schiacciata e la spinsi verso il basso. Nel mio campo. E io ero stata messa in fondo a difesa della squadra. Io. Quel giorno avevo preso una decisione sbagliata e l’allenatore pure. Non era il posto adatto a me quello. In realtà penso di non essere nel posto giusto un sacco di volte al giorno.

Non sono mai stata quella giusta . Come quella volta in cui durante le prove del coro, in quinta elementare, la maestra si accorse che non potevo essere una solista. Sbagliavo i tempi e per quanto impegno ci mettessi, per l’emozione, a causa di tutti quegli occhi puntati su di me, sbagliavo per fino le parole della canzone. E così fui rimessa al mio posto, insieme agli altri e mi chiese anche di abbassare il tono della voce.

Credo sia una costante della mia vita, ho sempre sbagliato qualcosa. I tempi. I luoghi. Le parole. Le scelte. Le persone anche. Non sono mai stata quella giusta per un sacco di motivi. C’è sempre stato qualcosa in me che non andava, difetti fastidiosi, il mio silenzio quando c’era da parlare magari, il mio modo di stare seduta a tavola. “Smettila di essere così” ecco, quest’ultima è la cosa che più mi sento ripetere da anni. Perché come sono? Sbagliata ecco come. E la cosa più sbagliata non è stata farsi dire di esserlo, ma aver creduto di esserlo davvero. Sbagliata poi per chi? Sbagliata per cosa?

Sono sbagliata quando troppo spesso credo di non essere abbastanza. Sono sbagliata quando so farmi influenzare dalla visione distorta di me e comincio a credere che davvero forse sono così. Sono sbagliata quando non credo in me stessa. Sbaglio quando credo di essere un completo disastro e non guardo mai alle cose buone compiute, eppure, ce ne sono. Sono sbagliata quando mi lascio abbattere anziché combattere per ciò che desidero davvero. Sono sbagliata quando penso di essere difettosa e invece non capisco che sono semplicemente diversa ed è questo che mi rende unica. Ed è questo che mi rende speciale per pochi. Io sono così: sbagliata nel mio cuore ricucito per non aver saputo apprezzare la felicità quando mi è capitata tra le mani. E averla rimpianta quando poi me la sono fatta scivolare coma sabbia. Forse un giorno saprò accettarmi con occhi nuovi e dirò finalmente ” Si io lo merito dopo tutto quello che ho passato e me lo vado a prendere a grandi morsi”. Forse un giorno riuscirò a dirmi ” Non sono sbagliata, sono giusta seppur vestita di insicurezze e fragilità.” E all’affermazione di qualcuno che crede di essere migliore, saprò dire che anche io so esserlo. Ma non migliore di qualcun altro, migliore della me che credeva di essere difettosa. Che credeva di dover essere rottamata, Si può. Devo solo imparare a dirlo a gran voce e crederci un po’ di più. E lo farò, ecco, cosa mi prometto oggi. Di accettarmi per come sono, perché posso e devo farlo.

Lo merito.

cit. Martina boselli

Non sono giusta per te perché sei un idiota superficiale con la quale mi rendo conto di aver investito cuore, anima, spirito, tempo, passione, lacrime senza aver mai avuto un reale riscontro e un’emozione autentica. Non mi pento di nulla ma non intendo permettermi di dare peso alle tue ultime parole e sentirmi inadatta. Non lo sono.

Vaso

Un vaso di porcellana è caduto e purtroppo è andato in frantumi.
Tenevo molto a quel vaso e vedendo tutti quei cocci per un attimo ho pensato di usare della colla per poterlo ricomporre…bhe, non è andata come speravo.
Io ho provato ad assemblare solo qualche pezzo, i più grandi, quelli che sembravano più semplici ma niente…loro proprio non volevano collaborare.
Di nuovo i cocci sono caduti e si sono rotti ancora di più.
Non si può aggiustare.
Ciò che rimane del vaso è un amaro sapore di rimpianto delusione e sconfitta.
Un vaso tanto bello quanto fragile, instabile, costantemente in precario equilibrio…un giorno è caduto.
La mensola è vuota, imploverata e con l’impronta del vaso come tatuaggio.
Comprarne un altro?
Non avrebbe lo stesso valore affettivo…forse più bello, nuovo, forse…potrei affezzionarmi con il tempo.
Chi lo sa? Di certo non sarebbe lo stesso.

25

Tu non meriti niente.
Non meriti il mio amore incondizionato, non meriti la mia fedeltà forse Fabio non meriteresti nemmeno il mio rispetto.
Ti amo e non va bene, per me.
Tu sei il mio veleno, la mia droga e la mia rovina.
Tu sei la morte del mio cuore la rovina della mia anima e la falsa durezza del mio carattere.
Tu mi hai cambiato tu mi hai portato a questo nero precipizio…Tu mi hai condotto la notte del mio venticinquesimo compleanno a chiedermi perché..
Perché io…Perché devo vivere ancora ma sopratutto cosa devo fare di questa mia vita senza te.
Senza o come non preoccuparmi per te anima fragile.
Ti ucciderei o ti stringerei all’infinito.
Chiedo aiuto all’universo per allontanarmi dal tuo pensiero, ricordo…dal dolore di te…affianco a me.
Del bisogno di te e tuo di me che altro non è che solitudine e disperazione.
Ti odio e ti amo.

Non voglio ma ho bisogno di dimenticarti questo dovrebbe essere il mio regalo.

Regalo che non ci sarà perché tu non so perché sei in me…sempre.

Ho baciato un altro questa sera sai? L’ho fatto perché ha fatto ciò che tanto avrei voluto avessi fatto tu.

Nulla…ci sei solo tu.

Niente ha senso, niente ha importanza, niente….chiedo aiuto…all’universo e a me se ancora esiste un’anima.

Vivo

Come stai?
Chiedo a me stessa.
Vivo.
Mi rispondo.
Mi alzo la mattina mi rendo carina e lavoro…lavoro…lavoro.
Incontro gente è sorrido, parlo, rido, faccio battute stupide e arriva la sera.
Si ma come stai tu? Veramente intendo.
Vivo.
Cosa provi?
Tante cose…
Tipo?
Solitudine,
Stanchezza,
Paura
Ma anche soddisfazione al lavoro…motivazione, ogni tanto…rabbia…
Felicità?
No quella no…
Mai? Vivo rido scherzo ma no…
Non sono felice…i pensieri come i ricordi non mi abbandonano mai.
Non pensare! Ci provo,Vivo. Ma la testa non si ferma, la testa non si spegne.
E il cuore? Pesa.
Pesa? Si…un cuore malato è un cuore pesante ha perso tanti di quei pezzi deve guarire.
Stai facendo qualcosa per lui?
E che devi fare? Vivo e ci provo un casino dopo l’altro.
Ce la fai?
Ho alternative?
Vivo

Un passo per volta verso il futuro

Ci sono momenti nella vita che arrivano, arrivano e basta.

Non li aspetti, non te li aspetti semplicemente ti ritrovi a viverli e altro non puoi fare che andare avanti, sempre avanti ascoltando solo ciò che il cuore ti sussurra.

L’amore è accettazione,compromesso, fatica, impegno ma è anche forza, unione, lealtà, fiducia e passione.

Il mio migliore amico tempo fa  è diventato il mio amante e poi il mio fidanzato ad oggi lui è il mio migliore amico, il mio amante, il mio fidanzato, il mio COMPAGNO.

Lui è la persona difficile complicata a tratti “danneggiata” che mi fa disperare ma anche quella che mi fa morire dalle risate e mi da la forza di spostare una montagna…

I mesi passati sono stati molto difficili…l’incidente ancora è un ricordo vivo nelle nostre giornate ha creato danni che ancora devono essere sanati e complicazioni a non finire…Fabio ancora dovrà essere operato.

A distanza di mesi ancora non è tornato al lavoro e il dolore è costante ma andiamo avanti…pensiamo a domani, pensiamo a noi a un futuro, ad una spalla sana e a tanti progetti che ancora dobbiamo realizzare.

Un passo per volta incontro al futuro, il nostro futuro.

2018-06-23 21.56.24

 

Accettazione.

Ma di cosa stiamo parlando?

Esiste veramente?

Fino a che punto è giustificabile? Quando si supera il limite?

Oggi a queste domande non riesco a dare una risposta.

Sono una ragazza fragile che gioca a fare la dura…

Non mi affeziono facilmente, quando lo faccio ci metto il cuore.

Mi sono volontariamente e consapevolmente “ficcata” in una situazione triste, difficile, ostile e terribilmente incasinata.

…si…masochismo potrebbe essere il termine esatto…oppure…CROCEROSSINA.

Io lo so che potrei farmi male sul serio, lo so che tutta questa storia mi si potrebbe ritorcere contro…lo so benissimo…il senso di insicurezza mi logora in ogni istante.

Il fatto è che…nonostante tutto io vedo del buono in questa storia…credo davvero che potrebbe funzionare…credo potremmo arrivare ad ottenere la felicità che tanto meritiamo.

Sono stati giorni durissimi…l’incidente, l’ansia, la paura, il dolore e una serie di altre vicissitudini ancora meno piacevoli…!… Accettazione…pazienza…Non rassegnazione! Quella mai…in caso consapevolezza di aver tentato tutto e purtroppo aver fallito.