Non voglio la luna, voglio l’amore.

Dimmi che tu non hai pura di me…almeno tu…

Dimmi che non hai paura del mio bisogno costante di volare… dei miei silenzi che spesso potrebbero portarmi lontano da te…

Dimmi che non hai paura anche tu della mia mente ribelle, della mia strana sensualità… del mio particolare modo di passare dall’essere donna a femmina in un batter di ciglia…

Dei miei occhi che fanno da recinto di protezione ad un’anima ormai abituata a giocare da sola, nel suo piccolo grande mondo…

Dimmi che non hai paura dei miei ti amo sussurrati sulle ciglia chiuse e sulle tue labbra mentre ti appropri del mio corpo…

Dimmelo… che tu non hai paura di me…

Almeno tu…

 

Ho letto questa frase in internet e mi sono bloccata… mi sono bloccata per la toccante profonda, intensa fragilità di queste poche  righe.

Amore, passione, solitudine, insicurezza, unicità.

Io credo che si debba cercare di vivere al massimo; penso che le occasioni si debbano cogliere e fare sempre un tentativo per vivere nuove esperienze, concedersi nuove occasioni…

Io ci ho provato e ci provo tantissimo lo giuro.

Il problema è che il risultato finale è sempre lo stesso… tutto ciò che è semplice da ottenere non mi emoziona, non mi fa ribollire il sangue, non mi coinvolge, sconvolge, non mi fa mancare il respiro e per quanto io ci provi non riesco ad accontentarmi, non riesco ad acquietare la mia mente né a placare il mio cuore.

Sono uno spirito libero con un’anima tormentata alla costante ricerca di un’anima altrettanto unica particolare effimera e difficile da conquistare.

Tanto difficile che può capitare di intravedere un’anima simile…riconoscerla, provarne una struggente attrazione e non poter fare altro che rimanere ferma, in attesa per evitarne la fuga…solo tempo pazienza speranza che questa non vada perduta per sempre.

Ed è qui che penserete io sia completamente pazza… forse è così non lo so… quello che so per certo è che non voglio, non posso accontentarmi…non più…mai più…

Non voglio la luna voglio l’amore

 

 

 

 

Vista aereoporto

Ho una vetrata di fronte a me.

Vedo aerei che atterrano e decolanno avvolti nella nebbia…

Li guardo da lontano mentre bevo un caffè; l’unico pensiero…voglio essere su quell’aero, voglio partire per respirare un po’ di aria nuova, trovare una nuova prospettiva, nuove energie.

Ho dovuto compiere scelte importanti in questo periodo, scelte discutibili ma necessarie per poter essere in pace con la mia coscienza.

Ogni scelta inevitabilmente porta a delle conseguenze…

So che ora ho bisogno di leggerezza… smettere di farmi carico di problemi altrui, pensare a me stessa e godermi un po’ questa vita… è così corta, così dannatamente imprevedibile…!

😊 detto ciò me ne vado al lavoro… Buona serata

Cosa posso fare?

Mi trovo su un precipizio altissimo… ho le vertigini, la nausea, male allo stomaco, crampi e una tale paura che mi fa attorcigliare le budella e tremare le gambe.

Sto davvero malissimo e non so come fare perché non posso piangere ( non riesco) e decisamente non posso crollare visto che è in questi giorni che il mio futuro lavorativo si sta concretizzando.

Come vorrei saltare quel precipizio… un attimo di coraggio, pura follia e poi il vuoto… silenzio, pace, forse…la fine di ogni dolore.

Io ci sto provando lo giuro…! Ogni giorno mi alzo armata di buoni propositi, faccio del mio meglio per essere all’altezza di ciò che gli altri si aspettano da me, mi rendo carina e cerco di essere sempre educata, gentile con tutti ma tutto questo a cosa porta? Tutto questo a cosa mi ha portato se non a continue delusioni, rifiuti, mancanze, sofferenza, cuore spezzato e solitudine?

Una storia di mesi travagliata, difficile nella quale sono sempre e solo stata usata e dove i miei sentimenti sono stati dapprima ignorati e poi snobbati senza tante riserve…

Poi… la luce… un salvagente provvidenziale… un spiraglio di speranza e pura felicità! Svanita…in uno schiocco di dita, da un momento con l’altro e senza rispetto, senza giustificazione, motivazione alcuna…tante parole, tante illusioni… tutto svanito.

umiliazione – rifiuto – inadeguatezza tutto condito con gelo indifferenza e incoerenza.

Ho paura, sono terrorizzata. Ho paura di essere io il problema, ho paura di essere sola, ho paura e sto davvero ma davvero male.

Tra le altre cose domani parto per un viaggio di lavoro di due settimane a Verona… sola in ogni senso…lontana da tutto…

che cosa devo fare? cosa posso fare?

 

 

“Un giorno, tre autunni.”

LA FRASE DEL GIORNO!!!!

NON POTEVO MOSTRARE QUELLO CHE AVEVO DENTRO.

QUESTO MI FACEVA INCAZZARE E MI TOGLIEVA IL SONNO, MI RENDEVA NEVROTICA.

Cit. da un grande capolavoro…Il rumore dei tuoi passi.

 

Questa mattina ho letto una frase che mi ha accompagnato per tutta la giornata.

” UN GIORNO TRE AUTUNNI”

Si tratta di un proverbio cinese usato quando ti manca qualcuno così tanto che un giorno pesa come fossero tre anni.

Oggi è stata per me una giornata importante, il primo giorno di un nuovo lavoro…diventerò Ottica.

Dovrei essere contenta, emozionata, entusiasta e lo sono… sono anche un’anima tormentata.

Ho intravisto la felicità dal buco della serratura…ma come al solito…

 

Ho il terrore di aver perduto la mia occasione di felicità, di averla vista volare via proprio sotto il mio naso e di non aver potuto fare nulla, di non poter fare nulla per evitarlo.

Ma la cosa più frustrante è l’incertezza, l’attesa di un confronto che per forza di cose ora non posso avere ( ancora 5 giorni) e così, vivo le mie giornate ma con un costante pensiero nella mia testa, una costante corrosione (si, questa è veramente la parola più adatta) del mio povero stomaco e della mia anima.

Un pochino melodrammatica? Forse, ma credetemi… se il ragazzo che state frequentando e inizia a piacervi…veramente… se ne va dieci giorni in spagna e per dieci giorni non vi invia nemmeno un messaggio…lo sareste anche voi…!

Cavolo!

Lasciarsi cadere

Si ha paura di migliaia di cose, del dolore, dei giudizi, del proprio cuore; si ha paura del sonno, del risveglio, paura della solitudine, del freddo, della follia, della morte. Specialmente di quest’ultima, della morte. Ma sono tutte maschere, travestimenti. In realtà c’è una sola paura: quella di lasciarsi cadere, di fare quel passo verso l’ignoto lontano da ogni certezza possibile… c’è una sola arte, una sola dottrina, un solo mistero: lasciarsi cadere, non opporsi recalcitrando alla volontà dell’ Esistenza, non aggrapparsi a niente, né al bene né al male. Allora si è redenti, liberi dalla sofferenza, liberi dalla paura.

Bukowski

 

Più facile a dirsi che a farsi mio caro Bukowski…!  0=)

verità e bolle di sapone

La più grande forma di

coraggio è la sincerità

spaventa sempre tutti

La sincerità è un po’ come una bolla si sapone… bella, perfetta, FRAGILE , potenzialmente pericolosa…

Tutti dicono di volerla, la pretendono…poi, quando la ottengono, spariscono.

Le persone vere fanno paura, inutile negarlo… rischiano di rimanere sole MA… come si fa a fingere o nascondere un’emozione? Io non sono in grado di farlo.

E va bene così… come dice sempre la mia amica silvia… Prendi e porta a casa… 😉

Un libro non è carta ma molto, molto di più…ci racconta una storia…

Se si giudica un libro dalla copertina, si potrebbe perdere una storia bellissima.

Due birre medie grazie… ( io odio la birra) così ha avuto inizio la mia serata di ieri.

Io non ho un gruppo di amici, io ho amici; diversi, diversissimi tra loro, ognuno con una propria particolare vena di follia.

Fabio è una delle persone più singolari che io conosca, per intenderci…

Un libro usurato dal tempo e dall’uso, sfruttato, maltrattato e con una copertina priva di immagini d’impatto, un libro al quale la maggioranza di noi non si soffermerebbe mai nel dare una seconda occhiata…eppure… credetemi, così facendo ci perderemmo il piacere di sfogliare un’ opera allegra, irriverente, sarcastica ma allo stesso tempo vera e autentica in grado di trasmettere una morale del tutto inaspettata.

Immaginate… un bar per motociclisti, un bancone, due birre medie, una barista più divertita che confusa e due fratelli uguali esattamente come il giorno e la notte.

( I fratellini saremmo noi, ci siamo trovati in questo pub pieno zeppo di coppiette e per evitare ogni imbarazzo abbiamo deciso di attuare questo piccolo escamotage.)

Credetemi quando vi dico che il momento in cui la barista con assoluta convinzione  ha affermato che io e “mio fratello” avessimo lo stesso naso è stato veramente esilarante.

Ed è così che tra una birra, una risata, una battuta più o meno sarcastica e un gin lemon (perdonate la mia ignoranza non ho idea della tipologia di gin usata) ho scoperto di avere un improbabile fratello maggiore con il mio stesso naso, una vena di follia particolarmente accentuata, due vite diverse e due caratteri più simili di quanto non ci si possa immaginare; un bellissimo libro con una copertina un po’ sgualcita.

un vero amico.