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Consapevole realtà dell’essere me stessa.

Io credo di avere un problema. Credo sia fortemente legato alla mia infanzia, adolescenza…rapporti con la famiglia e relazioni in senso più generale. Sono una persona fragile, insicura e in un certo senso ancora troppo legata e sottomessa a quella che è la mia famiglia o forse per la visione che loro hanno della vita molto rigida, impostata, schematica e rigorosa che poi dovrebbe essere la mia eppure… non è così. Sono una brava persona. Non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Mi accusano di essere troppo buona e spesso volentieri di farmi mettere i piedi in testa eppure sono certa che per i loro standard se mi conoscessero per ció che sono oggi, se sapessero ciò che penso, ciò che ho vissuto, ciò che vorrei, cosa provo si vergognerebbero di me o forse nemmeno ci crederebbero. Non ci sono parole per dire quanto questo mi faccia soffrire ogni singolo giorno.

Sono stata accusata di essere stata in qualche modo ossessionata (forse è così) o traviata dal mio ex ragazzo(per loro é il mostro che ha trasformato la loro bambina).

Sono passati quasi due anni ma non l’ho mai dimenticato e non c’è giorno che il suo pensiero non mi torturi anche solo un po’.

Lui con tutti i suoi casini, problemi, insicurezze è stato per me un uragano.

Sapevo che era sbagliato. Sapevo che tutto era un gran casino! Tempi, modi, situazioni e sapevo di rischiare ogni cosa ma LUI mi ha portato in un mondo nuovo.

Mi ha portato alla vita… mi ha portato cose negative sì ma tutto sommato forse mi ha fatto più bene che male.

Ho scoperto una vita che non conoscevo e non parlo purtroppo di amore e tenerezza… di quella parte ne ho vissuta davvero poca parlo piuttosto di senso di libertà…libertà nel lasciarsi andare, libertà di trasgredire nelle piccole cose, libertà di essere me stessa senza filtri, senza dover per forza rientrare negli schemi della brava ragazza tutta famiglia e lavoro! Libertà di osare, possibilità di amare forte, senza limiti, regole o falsi pudori.

Tutto questo mi manca in un modo che difficilmente riesco ad esprimere e ad essere del tutto onesta è la prima volta che trovo la forza per ammetterlo perfino con me stessa.

Quando tra noi è finita io sono tornata a casa perché non avevo e purtroppo nonostante il mio lavoro non ho mezzi sufficienti per potermi permettere di vivere sola e giuro ancora una volta non trovo le parole per spiegare quanto sia dura.

Amo i mie genitori ma dopo aver provato un determinato tipo di vita giusto, sbagliato, in ogni modo completamente diverso da quello che avevo…tornare a casa è stato, è un’agonia.

Un continuo giudizio, rimprovero, disappunto e incomprensione.

Forse il pensiero del mio ex è un’ossessione ed è sbagliata, fuori luogo, nociva, logorante.

Mi ha portato a tantissima sofferenza. Purtroppo non si è comportato nel migliore dei modi ma ho la mia parte di responsabilità e non sono qui per giudicare né offendere né per rinfacciare il passato.

E stato come gli ho detto una volta e non mentivo…la cosa più bella e anche la più devastante che mi sia mai capitata. Non è sua la colpa se il suo amore non è pari al mio, non è colpa sua se io non sono riuscita ad essere ciò che lui voleva sopra ogni altra, non è colpa sua se per me ha significato tanto mentre io così poco, non è colpa sua la mia fragilità e di certo non deve dipendere da lui la mia felicità o il mio futuro.

In qualche modo come mi ha detto una volta tutto ciò che abbiamo vissuto e giuro ne abbiamo passate tante è servito o servirà a temprarmi. Aveva sicuramente ragione e sa di averne.

Futuro.

Che termine complesso, che significato profondo e terrificante.

Oggi bloccata in casa da un mese con la pandemia fuori dalla finestra tutto è sospeso, tutto è immobile quasi irreale e fare progetti, programmi è molto difficile come del resto nascondersi dietro alle mille distrazioni che ogni giorno sono solita andare a ricercare. Il problema rimane. Sono meri paliativi.

Il problema sta proprio qua o parte proprio da qua dalla consapevolezza. Dal desiderio di cambiamento, dell’evoluzione e dall’impossibilità oggettiva di ottenerla. Impossibilità o meglio difficoltà oggettiva. Prendere casa e vivere sola.

Dovrei lasciare un lavoro sicuro ma limitante per uno più remunerativo (ammesso di trovarlo) e fare un salto nel buio.

Sola e in questo caso senza nessun appoggio o incoraggiamento. Ho paura. Il dilemma è avere poco, accontentarsi e vivere nella continua insoddisfazione o rischiara tutto con l’altissima probabilità di ritrovarsi con il culo per terra?

Lui era la mia bolla felice, la mia ora d’aria dalla realtà quindi sì forse era o rimane in qualche modo contorto nella mia mente un’ossessione e forse me ne dovrei vergognare visto che è una cosa del tutto inutile nonché controproducente irrazionale e umiliante sotto tremila punti di vista.

Rifare tutto o quasi tutto. Non si può amare qualcuno più di quanto non si ami se stesso ma se troverò la forza o il coraggio di fare ciò che tanto desidero lo dovrò alla persona che lui ha contribuito a farmi diventare.

Ciò che serve è una marea di coraggio e volontà di agire…un po’ di fortuna non guasterebbe…non so come andrà…io davvero non lo so.

Sono le 5. 39 del mattino forse dovrei andare a dormire…

13 thoughts on “Consapevole realtà dell’essere me stessa.

  1. Anche se è finita male, mi sembra che sia stata un’esperienza utile per farti comprendere tante cose: s’impara soprattutto dagli errori perché, in teoria, non dovremmo più rifarli.
    E poi l’amore è così: se non ci si lascia travolgere da esso, non ha motivo di definirsi tale.

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  2. mah! uno può essere se stesso anche senza trasgredire e amare ed essere riamato. L’impressione leggendoti è che quel senso effimero di libertà trasgressiva sia solo un alibi per giustificare il rapporto col tuo ex. Forse mi sbaglio, anzi sicuramente sono in errore ma quel pensiero resta

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    • Hai ragione! Il problema sta proprio in questo…lui voleva una persona diversa da me…mentre io lo amavo esattamente per ciò che era. Forse un giorno capirà ciò che si è lasciato sfuggire tra le dita ma in ogni caso sarà sempre troppo tardi.

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